L’idea di dedicare questo numero di “Governare il territorio” al conservatorismo civico comunitario nasce dall’interesse che indubbiamente suscita una corrente di pensiero politica, per la verità non nuova, che tuttavia sta vivendo ora una qualche fortuna grazie anche all’affermazione dei new tories inglesi guidati da David Cameron. Vittoria non netta, che ha però segnato indubbiamente la fine del lungo ciclo del new labour blairiano e propone suggestioni non banali per capire come affrontare oggi, nell’età della globalizzazione, il rapporto tra Stato, mercato e società.
di Stefano B. Galli, docente di Storia delle dottrine Politiche dell’Università di Milano
La crisi dello Stato nazionale non è un tema di oggi. I primi studi in tale direzione risalgono a qualche decennio fa, quando la modernità cominciò a entrare in crisi, trascinando con sé – nella crisi della post-modernità – gli Stati nazionali. Oggi lo scenario – dal punto di vista teorico – è mutato perché sappiamo che la modernità politica, intesa quale modello di sviluppo dell’Occidente, ha lasciato posto a un fenomeno che si chiama globalizzazione; fenomeno che offre scenari nuovi e prospettive del tutto inedite.
Il politologo Piero Ignazi, docente di politica comparata all’Università degli Studi Alma Mater di Bologna, commenta per “Governare il territorio” il risultato leghista delle ultime elezioni, e la cultura politica “territoriale” che esprime il partito di Bossi.
Professor Ignazi, siamo davvero di fronte ad una sorta di “conservatorismo civico”, per citare l’inglese Cameron, in salsa leghista?
La ricetta della Lega è semplicemente quella di un partito populista. Il radicamento territoriale, la valorizzazione dell’identità locale, i richiami alle tradizioni ecc…, sono spiegazioni limitate.
di Mario Ciampi, Direttore della Fondazione FareFuturo
In termini di cultura politica, il successo della Lega affonda le sue radici in un fenomeno che sta facendo irruzione in tutte le democrazie avanzate: si tratta di un processo di ri-territorializzazione della politica, la risposta sicuramente più forte e più radicale al globalismo. Sembra davvero che dei tre elementi weberiani dello Stato moderno – governo, popolo e territorio – soltanto il terzo abbia resistito al ridimensionamento imposto dalle profonde trasformazioni in atto.
di Andrea Peruzy, segretario generale ItalianiEuropei
“In un’epoca di globalizzazione le emozioni sono divenute indispensabili per comprendere la complessità del mondo in cui viviamo. (…) La globalizzazione può avere reso il mondo ‘piatto’, (…) ma lo ha anche reso più appassionato che mai”. Con queste parole Dominique Moïsi introduce la riflessione sul rapporto fra globalizzazione, identità ed emozioni condotta nel suo ultimo libro “Geopolitica delle emozioni”.
Conservatorismo civico è una locuzione raffinata per cercare di spiegare in modi dotti il modo di fare, di pensare, di agire della Lega Nord, della sua politica, dei suoi elettori e di tutto il contesto socio-economico-culturale. Più brutalmente, Umberto Bossi ha sempre parlato di territorio, legandolo con le tradizioni e le radici. In un mondo che negli Anni Novanta sembrava fatalmente destinato a sottomettersi alla globalizzazione e al mondialismo, quella del leader padano sembrava una posizione anacronistica, antistorica, un po’ provinciale, insomma.
L’affermazione del centro sinistra a Lecco nelle elezioni amministrative del 28 e 29 marzo è stata chiaramente una grossa novità, in un certo senso anche inaspettata per l’esito al primo turno. La città di Lecco è stata amministrata per diassette anni consecutivi dalla Lega Nord, con grandi contraddizioni fra ciò che veniva promesso e proclamato in campagna elettorale e quello che invece è stata la realtà: pochissima coerenza e poco buon governo.