Dal 2001 in Italia ha preso il via un importante processo di riordinamento del sistema istituzionale, grazie alla Legge costituzionale n. 3 del 18 ottobre che ha riformato la parte della Costituzione riguardante il sistema delle Autonomie locali e dei rapporti con lo Stato. L’articolo n. 114 – il primo articolo del Titolo V – indica che la nostra Repubblica è costituita da strutture paritetiche, senza distinzione tra livelli gerarchici: Comuni, Province, Città metropolitane, Regioni.
L’ANCE, da tempo, considera necessaria una forte semplificazione e razionalizzazione del regime fiscale immobiliare e proprio per questo segue e partecipa con attenzione ai lavori sui temi del federalismo fiscale, in particolare municipale e della riforma tributaria, al centro del dibattito politico-economico degli ultimi mesi.
di Antonio Vento, resp.le Fiscalità d'impresa Confcommercio Imprese per l'Italia
Non c’è dubbio che alla base del risanamento della nostra economia deve esserci l’avanzamento del cantiere delle riforme, a partire dalla “madre” di tutte le riforme, la costruzione, cioè, del federalismo fiscale ed il suo incrocio con lariforma fiscale.
Il quadro del federalismo fiscale si va faticosamente componendo in tempi che saranno più lunghi di quelli inizialmente previsti dalla legge delega n. 42/2009. Nel corso del 2010 e nei primi mesi del 2011 sono stati emanati in via definitiva tre decreti legislativi di attuazione riferiti all’area degli enti locali (comuni, città metropolitane e province) e riguardanti l’attribuzione di patrimoni immobiliari, la determinazione dei costi e dei fabbisogni standard, l’individuazione dei tributi di competenza municipale; ed un quarto che ha definito l’ordinamento transitorio di Roma Capitale.
di N.Cursi,Unicredit Corp.&Investment Banking Area Public Sector / A.Brasili,UniCredit Corp. Analysis
Tra accelerazioni brusche, frenate lunghe, dubbi e ripensamenti, il processo che dovrebbe portare ad un maggiore decentramento delle decisioni di spesa e di entrata, e delle responsabilità connesse al loro equilibrio va avanti nel nostro Paese. Siamo in una fase di accelerazione, però al contempo le risoluzioni prese diverranno effettive tra qualche anno, e sui risultati che ne seguiranno giocano un ruolo principe le effettive modalità attuative non ancora completate.
di Gabriele Morelli, segretario regionale CNA Emilia Romagna
Le aspettative di Regioni come l’Emilia Romagna verso il federalismo erano alte. Il notevole residuo fiscale prodotto dai suoi cittadini e dalle sue imprese lasciava ben sperare in una maggiore dotazione e disponibilità di risorse per sostenere le politiche di sviluppo e contenere o ridurre la pressione fiscale. Tutto ciò, alla luce di quanto sta avvenendo, sembra molto distante dall’avverarsi, nonostante gli ultimi atti come l’approvazione dello schema per il federalismo municipale e l’accordo in Commissione bicamerale su quello regionale.
di Gian Angelo Bellati, direttore Unioncamere del Veneto
L’approvazione della legge n. 42/2009 sul federalismo fiscale rappresenta la base di partenza per introdurre rilevanti cambiamenti nella vita istituzionale ed economica dell’Italia e delle singole Regioni. Da alcuni anni il Centro Studi di Unioncamere del Veneto sta lavorando sull’analisi dei possibili costi o risparmi dell’applicazione del federalismo fiscale nel nostro Paese esaminandone le possibili implicazioni a livello economico.
di Francesco Montemurro, Ires CGIL Piemonte/Bruno Pierozzi, Uff. politiche fisc. e di bil. SpiCgil naz.
Ha iniziato a prendere corpo il federalismo fiscale come disegnato dalla legge n. 42/2009 in attuazione dell’articolo 119 della Costituzione. Uno degli aspetti di criticità nell’attuazione della riforma del Titolo Vera appunto rappresentato dal mancato ridisegno del sistema della fiscalità e più in generale della politica di entrata locale sia regionale che degli enti locali.
di Francesco Avallone, vicepresidente Federconsumatori
La posizione della Federconsumatori in merito al federalismo fiscale è sempre stata contraria.Si tratta di un provvedimento che ci trova contrari non in linea di principio, ma nel merito e nel metodo rispetto a questo federalismo fiscale, che rischia di risultare esclusivamente dannoso per il Paese. Contrari nel metodo, in quanto riteniamo grave e irresponsabile accelerare un provvedimento tanto delicato ed importante, solo per esigenze di carattere squisitamente politico.