Abbiamo deciso di dedicare questo numero di Governare il territorio all’associazionismo intercomunale, alle esperienze delle Unioni dei comuni e alle storiche Comunità montane, per dare il nostro contributo al confronto sull’esercizio delle funzioni in forma associata. Questi aspetti dovranno trovare una loro definitiva sistemazione nel DdL sul federalismo istituzionale che dovrebbe essere presentato nelle prossime settimane e che dovrà definire organi, funzioni fondamentali e razionalizzare e semplificare il futuro Sistema locale di governo.
di Stefano Donelli, sindaco del Comune di Luzzara, Presidente Comuni Unione Bassa Reggiana
L’esperienza di cooperazione intercomunale realizzata nella Bassa Reggiana è legata ad una precisa visione del ruolo delle istituzioni cui compete il governo del territorio. Tradizionalmente, i comuni della provincia di Reggio Emilia nel corso dei decenni hanno sviluppato una forte cultura di governo associato sulle questioni di maggior rilevanza quali le politiche socio-sanitarie, la formazione, i servizi ambientali e, nella stagione dei comprensori, la pianificazione urbanistica. Tuttavia, le profonde trasformazioni sociali e i repentini cambiamenti dei cicli economici verificatisi in questi anni hanno posto nuove sfide agli enti locali.
di Antonio Ferrentino, Presidente della Comunità Montana Bassa Valle di Susa e Val Cenischia
Le Comunità Montane sono unioni dei comuni montani e ne costituiscono una forma di aggregazione istituzionale stabile, con l’intento di coadiuvarne l’azione amministrativa in favore delle collettività locali e di porre in essere concrete azioni di recupero e di sviluppo civile ed economico della montagna. La montagna non è un territorio come gli altri, ha le sue specificità, le sue debolezze e per questo deve essere valutata in modo dedicato.
Trovare una forma associativa che consenta di difendere la peculiarità dei piccoli comuni con servizi efficienti e diffusi sul territorio è una sfida che dobbiamo avere il coraggio di affrontare, nell’interesse dei nostri cittadini e dell’intero paese. L’Unione dei comuni è, attualmente, la forma che risponde meglio a tale esigenza, e questo vale anche per i comuni montani, pur persistendo la necessità di mantenere per essi inalterate le risorse indispensabili per sostenere questi territori più disagiati.
In questo momento ci apprestiamo a concludere il mandato dell’Unione Valcesano dopo circa sette anni di attività dell’Unione. Un’Unione fortemente voluta quasi da tutti i gruppi consiliari, chi più convinto chi meno, ma sostanzialmente l’Unione Valcesano è partita con grandi speranze, con grande ottimismo e anche con una forte volontà politica da parte sia dell’attuale maggioranza che della minoranza.
I piccoli comuni aumentano le tariffe e operano tagli alle spese ma mostrano, però, di reagire alle diseconomie di scala nella gestione del territorio, potenziando il ricorso alla gestione associata di funzioni e servizi.Per il 2007 il circa il 70% di un campione di 100 piccoli comuni distribuiti in tutte le regioni ha messo in cantiere ritocchi lievi alle tariffe dei servizi (da realizzarsi anche attraverso l’abbassamento delle fasce Isee per la determinazione delle agevolazioni sociali), specie nei settori delle mense scolastiche, relativamente ai musei e piscine, asili nido e assistenza domiciliare.
di Maria Teresa Pellicori, Responsabile Ufficio stampa Uncem
Il modello Comunità montana era e resta valido. Prova ne sia il fatto che la struttura funzionale, i modelli organizzativi politici e burocratici, i profili associativi, i documenti programmatori utilizzati dalle Unioni di Comuni sono mutuati proprio dal mondo delle Comunità montane, precursore di ente di secondo livello. In un Paese in cui l’identità nazionale stenta ad affermarsi è pazzia distruggere il reticolo comunale esistente proponendo l’accorpamento forzato dei piccoli enti e cancellando un’esperienza fondamentale per gli oltre quattromila piccoli Comuni montani.