lunedì, 06 settembre 2010
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Una politica locale pragmatica e post-ideologica per rispondere alla globalizzazione
(dal numero: 5/ 2010)
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di Matteo Mauri   
Conservatorismo civico è una locuzione raffinata per cercare di spiegare in modi dotti il modo di fare, di pensare, di agire della Lega Nord, della sua politica, dei suoi elettori e di tutto il contesto socio-economico-culturale. Più brutalmente, Umberto Bossi ha sempre parlato di territorio, legandolo con le tradizioni e le radici. In un mondo che negli Anni Novanta sembrava fatalmente destinato a sottomettersi alla globalizzazione e al mondialismo, quella del leader padano sembrava una posizione anacronistica, antistorica, un po’ provinciale, insomma.

Tenendo duro e facendo leva su una nuova classe dirigente giovane, post-ideologica, pragmatica, la Lega è invece riuscita a formare un vero e proprio esercito di amministratori locali (sindaci, assessori, presidente di provincia), che hanno fatto del legame col territorio la propria arma vincente. Certo, nel frattempo “il pendolo della storia” ha cambiato direzione: certi argomenti legati al localismo, all’autogoverno, al federalismo, alla sussidiarietà non sono più un tabù. “Piccolo è bello” è tornato di moda, ma non si tratta solo di uno slogan, è piuttosto la filosofia che ha spinto verso il progresso l’Italia, che da sempre poggia le sue ricchezze vere su una spina dorsale formata da artigiani, piccoli e medi imprenditori, commercianti, professionisti, che hanno fatto uscire il paese dai peggiori momenti bui e anche nella recente crisi mondiale hanno dimostrato di essere un baluardo insormontabile che ha evitato il tracollo.

Anche nel campo economico vale la stessa regola: le banche popolari e le casse rurali, cioè gli istituti di credito del territorio hanno sopportato bene la crisi e sono stati i primi a rimettere in moto l’economia, concedendo prestiti alle Pmi. Siamo quindi in un sistema socio - economico in cui tutto si tiene: non dovrebbe stupire dunque che anche la politica, in questo contesto, si adatti. E che quindi, dopo anni di presenza sul territorio, si affermino la Lega e le sue idee: tradizione, radici, famiglia, lavoro, piccole comunità (siano esse imprese, banche o altro). Quello pensato e in parte già applicato in alcune parti del territorio governato, diventa allora per il Carroccio una sorta di modello da esportare: i risultati elettorali conseguiti in Emilia (ma anche in Toscana e nelle Marche) stanno a significare che nel paese dei mille campanili, il “conservatorismo civico” può sfondare e avere successo non solo nel lombardo-veneto, ma anche ben oltre sotto il Po.

Resta pur vero che la Lega continuerà ad essere un partito territoriale, nel senso non nazionale: una sorta di Csu bavarese, egemone nel proprio territorio e alleato ad un partito nazionale (che in Germania è la Cdu, mentre in Italia è il Pdl) moderato. Per rimanere al modello tedesco, però, va ricordato che la Csu ha sempre governato in Baviera anche quando a Bonn (e successivamente a Berlino) c’era un cancelliere socialdemocratico.
La cultura del governo locale è comunque sviluppata in tutte le democrazie occidentali, soprattutto europee. La Lega, da questo punto di vista, non ha inventato niente di nuovo. Si è limitata ad applicare, là dove governa, un idem sentire che va al di là del vecchio schema destra-sinistra. Così si può spiegare il successo trasversale del Carroccio, che prende voti sia dagli operai che dai datori di lavoro, sia nelle fasce pedemontane che nelle città, ha attratto ex Pci, ex-Dc ed ex-missini, realizzando un senso di appartenenza e di solidarietà che vede al primo posto la comunità locale. E in questo contesto si sta sviluppando anche un nuovo welfare: la crisi che ha colpito pesantemente vaste aree del Nord ha visto gli amministratori locali chiamati ad una nuova sfida. Diversi sindaci e presidenti di provincia leghisti hanno risposto con tempestività e passione (venendo poi ripagati in termini di consenso) coinvolgendo localmente le parti sociali per trovare soluzioni nuove, fuori dagli schemi, che riuscissero a tamponare lo tsunami in attesa di tempi migliori. Sul territorio, sindacati, artigiani, imprenditori, Chiesa, famiglie, associazioni se ne sono accorti. Altrove un po’ meno.